{"id":475,"date":"2026-03-17T03:22:59","date_gmt":"2026-03-17T00:22:59","guid":{"rendered":"https:\/\/historiasdel.site\/?p=475"},"modified":"2026-03-17T03:22:59","modified_gmt":"2026-03-17T00:22:59","slug":"a-mezzanotte-una-bambina-ha-chiamato-la-polizia-e-quello-che-hanno-trovato-ha-sconvolto-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/historiasdel.site\/?p=475","title":{"rendered":"A mezzanotte una bambina ha chiamato la polizia\u2026 e quello che hanno trovato ha sconvolto tutti"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alle 2:17 del mattino, la radio della volante dell\u2019agente Luca Moretti crepit\u00f2 nel silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPattuglia Dodici, intervenire. Chiamata da una bambina di sette anni. Genitori incoscienti. Possibile odore di gas.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Moretti si stava gi\u00e0 muovendo. La centrale fece passare la chiamata sull\u2019altoparlante: la voce calma dell\u2019operatrice avvolgeva a fatica il sussurro di una bambina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abTesoro, dimmi come ti chiami.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSofia\u2026 ho sette anni.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abVa bene, Sofia. Dove sono i tuoi genitori?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNella loro camera. Li ho scossi. Non si svegliano.\u00bb Un respiro spezzato. \u00abE in casa c\u2019\u00e8 un odore strano. Come\u2026 come il fornello.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Moretti strinse il volante. \u00abFatela uscire subito,\u00bb disse nel microfono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019operatrice non esit\u00f2. \u00abSofia, ascoltami bene. Non toccare le luci. Non accendere niente. Vai piano fino alla porta d\u2019ingresso ed esci fuori, va bene? Porta con te il tuo pupazzo. Siediti in giardino, lontano dalla casa, e aspetta la polizia.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abS\u00ec,\u00bb sussurr\u00f2 Sofia. \u00abVa bene.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pochi minuti dopo, Moretti imbocc\u00f2 una strada buia ai margini della citt\u00e0. Una piccola casa di legno stava arretrata rispetto alla carreggiata, le finestre nere. In giardino, una bambina sedeva a piedi nudi sull\u2019erba gelata, stringendo un coniglio di pezza consunto. Il viso era pallido, gli occhi rossi, ma se ne stava l\u00ec con una calma innaturale\u2014come se fare meno rumore possibile potesse impedire alle cose di peggiorare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Moretti parcheggi\u00f2, spense la sirena e scese con movimenti lenti. \u00abSofia?\u00bb chiam\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lei annu\u00ec senza alzarsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lui si abbass\u00f2, tenendo le mani bene in vista. \u00abAdesso sei al sicuro,\u00bb disse, sfilandosi la giacca e avvolgendogliela intorno alle spalle. Il tessuto la inghiott\u00ec come una coperta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abDove hai sentito l\u2019odore?\u00bb chiese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNel corridoio,\u00bb sussurr\u00f2 lei. \u00abE nella camera. Puzzava\u2026 forte.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dietro di lui arriv\u00f2 la seconda volante. La sua collega, Giulia Conti, scese, incroci\u00f2 il suo sguardo, e insieme si avviarono verso l\u2019ingresso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A met\u00e0 del vialetto l\u2019odore li colp\u00ec in pieno\u2014uova marce, aspro, inconfondibile, mescolato a qualcosa di vecchio e metallico. Giulia imprec\u00f2 sottovoce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Moretti port\u00f2 la radio alla bocca. \u00abCentrale, aggiornamento intervento. Vigili del fuoco e 118 subito. Possibile monossido.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abRicevuto. Due minuti.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lui torn\u00f2 da Sofia. \u00abResta qui,\u00bb le disse. \u00abNon rientrare in casa per nessun motivo, hai capito?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le dita della bambina strinsero l\u2019orecchio del coniglio di pezza. \u00abSi sveglieranno?\u00bb chiese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abCi proveremo,\u00bb rispose lui. \u00abTu hai fatto la cosa pi\u00f9 coraggiosa che potevi fare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019autopompa arriv\u00f2 in una vampata di luci rosse. I vigili del fuoco tirarono fuori le maschere e portarono un rilevatore portatile fino alla porta. Quello inizi\u00f2 a fischiare appena varcarono la soglia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abMonossido altissimo,\u00bb disse uno dei pompieri. \u00abAltissimo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si mossero in fretta. Moretti avanz\u00f2 solo quanto bastava per vedere l\u2019ingresso, la scala, l\u2019aria ferma e pesante, e in fondo la porta della camera dei genitori socchiusa. Dentro, i due coniugi giacevano nel letto, uno accanto all\u2019altra\u2014nessuna lotta, nessun sangue, solo immobilit\u00e0. Un soccorritore controll\u00f2 il polso e scatt\u00f2: \u00abRespirano appena. Portiamoli fuori!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su una parete, il rilevatore domestico di monossido era spento. Giulia si avvicin\u00f2, guard\u00f2 meglio e imprec\u00f2 di nuovo. \u00abNiente batterie.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La grata di aerazione in basso, vicino al battiscopa, era otturata con un asciugamano spinto in fondo a mano, come per impedire all\u2019aria di circolare. La stanza sembrava una trappola chiusa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Trasportarono i genitori all\u2019esterno. Sofia si alz\u00f2 su gambe tremanti, allungando le mani verso sua madre come se bastasse toccarla per riportarla indietro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abMamma?\u00bb sussurr\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019infermiera si inginocchi\u00f2 accanto a lei. \u00abLi portiamo in ospedale. Li hai salvati tu chiamando.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La bocca di Sofia si apr\u00ec, ma non usc\u00ec alcun suono. Le lacrime le scesero lo stesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fuori, i vigili chiusero il gas dal contatore. Un tecnico dell\u2019azienda arriv\u00f2 pochi minuti dopo, controll\u00f2 la linea della caldaia e si rabbui\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQuesto non \u00e8 un guasto,\u00bb disse piano a Moretti. \u00abQualcuno ha forzato la valvola e manomesso il sistema di sicurezza. \u00c8 un lavoro fatto apposta.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Moretti guard\u00f2 la casa\u2014la luce del portico ancora accesa, come una bugia\u2014poi pens\u00f2 all\u2019asciugamano incastrato nella grata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNon \u00e8 stato un incidente,\u00bb disse. E sent\u00ec quanto fosse definitiva quella frase.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sofia arriv\u00f2 in commissariato sul sedile posteriore della volante di Giulia, avvolta in una coperta, il coniglio di pezza sulle ginocchia come un\u2019armatura. Un\u2019assistente sociale li aspettava e le port\u00f2 una cioccolata calda che la bambina non tocc\u00f2 nemmeno. Moretti prese la sua testimonianza nella piccola stanza dei colloqui, con i murales colorati che a quell\u2019ora sembravano fuori posto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sofia rispose con una sincerit\u00e0 minuta e tremante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIeri pap\u00e0 stava urlando al telefono,\u00bb disse. \u00abDiceva\u2026 \u201cIo non riesco a pagare ancora\u201d.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La penna di Moretti si ferm\u00f2. \u00abHai sentito l\u2019altra persona?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abUn uomo. Ha detto che pap\u00e0 aveva tempo fino a oggi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abFino a oggi per cosa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sofia fece spallucce, gli occhi lucidi. \u00abPap\u00e0 ha detto: \u201cTi prego, trover\u00f2 i soldi.\u201d Poi ha detto: \u201cNon venire qui.\u201d\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Moretti tenne la voce stabile. \u00abNegli ultimi tempi \u00e8 venuto qualcuno a casa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sofia fiss\u00f2 il bordo del tavolo. \u00abOgni tanto venivano degli uomini. Non amici. Non sorridevano.\u00bb Deglut\u00ec. \u00abLa mamma diceva che erano cose da grandi e che dovevo andare in camera.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Usurai, pens\u00f2 Moretti. Quelli che non hanno bisogno di contratti\u2014solo di scadenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al mattino, i genitori di Sofia erano in terapia intensiva, intubati, in lotta per respirare. I medici confermarono che l\u2019esposizione era stata lunga\u2014ore, non minuti\u2014il che significava che chiunque l\u2019avesse fatto contava sul fatto che la casa restasse in silenzio finch\u00e9 non fosse troppo tardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scientifica mise la casa sottosopra. Un tecnico sollev\u00f2 un componente di sicurezza bypassato e scosse la testa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abManomesso apposta,\u00bb disse. \u00abSenza dubbio.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Recuperarono le immagini di una telecamera di un vicino. Alle 23:46, una figura incappucciata compariva diretta verso la casa. Il viso era nascosto, ma l\u2019andatura no: una zoppia netta sulla gamba destra. Camminava senza esitazione, dritto verso la porta laterale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alle 23:51 si allontanava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cinque minuti. Non tanti\u2014se sai gi\u00e0 dove si trova la valvola, quale linea aprire, quale grata tappare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sera stessa Moretti torn\u00f2 con Giulia. Nessun segno di scasso. Nessun infisso rotto. Le serrature erano intatte. Nella camera dei genitori, sul pomello della porta, not\u00f2 un lieve segno grigio, come lasciato da un guanto ruvido. Sul mobile della cucina, un portachiavi in ceramica mostrava l\u2019alone pulito di qualcosa che era stato sollevato da poco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abChiave di riserva?\u00bb mormor\u00f2 Giulia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A Moretti si chiuse lo stomaco. Se qualcuno aveva una chiave, non si trattava pi\u00f9 soltanto di un\u2019intrusione. Si trattava di accesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sofia venne affidata temporaneamente a una famiglia in affido, finch\u00e9 i medici non avessero stabilizzato i genitori. Arriv\u00f2 l\u00ec con uno zainetto, il coniglio di pezza e un quaderno a spirale stretto al petto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La madre affidataria lo apr\u00ec quella sera, pensando di trovarci disegni innocui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Trov\u00f2 prove.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uomini senza volto davanti alla porta. Il padre di Sofia al telefono, la bocca larga dalla rabbia. La madre che piangeva al tavolo della cucina. E poi, nell\u2019ultima pagina: Sofia sveglia nel letto, gli occhi spalancati, mentre un\u2019ombra scura scendeva verso il seminterrato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Moretti and\u00f2 l\u00ec immediatamente e si sedette sul tappeto del soggiorno per non incombere su di lei.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abParlami di questo,\u00bb disse con dolcezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sofia strinse ancora pi\u00f9 forte il coniglio. \u00abHo sentito dei passi pesanti,\u00bb sussurr\u00f2. \u00abPoi la porta del seminterrato ha fatto il suo solito cigolio.\u00bb Alz\u00f2 gli occhi, quasi vergognandosi della paura. \u00abPensavo fosse pap\u00e0\u2026 ma lui era gi\u00e0 in camera. E anche la mamma. Ho visto solo l\u2019ombra.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abL\u2019ombra \u00e8 risalita?\u00bb domand\u00f2 Moretti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sofia esit\u00f2. \u00abCredo\u2026 s\u00ec. Ho sentito una porta. Piano. E poi non si \u00e8 sentito pi\u00f9 niente.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Moretti sent\u00ec il caso inclinarsi tra le mani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se l\u2019intruso era gi\u00e0 dentro prima che i genitori andassero a dormire, allora non aveva forzato niente nel cuore della notte. Era stato fatto entrare\u2014oppure aveva una chiave\u2014oppure conosceva quella casa abbastanza bene da muoversi come se fosse la sua.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di ritorno in commissariato, Moretti prese in mano il telefono del padre, ormai in repertorio. Dai messaggi cancellati ricostruirono una chat salvata con una sola iniziale: R.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scadenza domani. Nessuna scusa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se non paghi, ci sono conseguenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I movimenti bancari riempirono il resto del quadro. Per tre mesi, piccoli accrediti regolari erano arrivati sul conto di famiglia\u2014sempre la stessa cifra, sempre dalla stessa societ\u00e0 fantasma. La sezione reati finanziari risal\u00ec da l\u00ec a una rete di usura che operava in tutta la provincia: soldi veloci, interessi feroci, e \u201cconseguenze\u201d quando la paura non bastava pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Moretti cominci\u00f2 dai vicini. Molti offrirono spallucce dispiaciute e persiane chiuse. Uno no.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Raffaele Montanari, due case pi\u00f9 in l\u00e0, cedette quasi subito quando Moretti nomin\u00f2 la societ\u00e0 schermo. \u00abGli avevo parlato io di quel prestito,\u00bb ammise con voce tesa. \u00abEra disperato. Gli avevo detto che era una cosa veloce. Non pensavo arrivassero a tanto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abChi l\u2019ha messo in contatto?\u00bb chiese Moretti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abUn tipo che chiamano Remo,\u00bb disse Raffaele. \u00ab\u00c8 lui che manda gli uomini a riscuotere.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Moretti si sporse appena. \u00abUno di quelli zoppica?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il viso di Raffaele si svuot\u00f2. \u00abLa gamba destra,\u00bb sussurr\u00f2. \u00abCome se gli facesse male.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora il metodo era chiaro. Una punizione silenziosa, studiata per sembrare negligenza. Un avvertimento che magari non dovevi nemmeno sopravvivere a raccontare\u2014e, se sopravvivevi, la vergogna avrebbe fatto il resto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tre giorni dopo la telefonata di Sofia, i genitori si svegliarono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Moretti era fuori dalla terapia intensiva quando la sedazione cominci\u00f2 a ridursi. Fu la madre ad aprire gli occhi per prima, spaventata e in cerca di qualcuno. Quando Sofia entr\u00f2 correndo con un mazzo di fiori di carta storti tra le mani, la donna scoppi\u00f2 a piangere e la strinse a s\u00e9 con le poche forze che aveva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il padre si svegli\u00f2 poco dopo, con il volto di un uomo che era invecchiato di dieci anni in tre giorni. Guard\u00f2 la figlia come se fosse l\u2019unica cosa solida rimasta nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abScusami,\u00bb sussurr\u00f2. \u00abPer tutto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Moretti entr\u00f2 soltanto quando il medico gli fece un cenno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abAbbiamo dei mandati,\u00bb disse, con calma. \u00abMa ci serve la verit\u00e0. Tutta. Chi \u00e8 \u201cR\u201d? Chi viene a casa vostra?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli occhi dell\u2019uomo si riempirono. La vergogna lott\u00f2 contro la paura. Poi annu\u00ec una volta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abRemo,\u00bb disse con la voce distrutta. \u00ab\u00c8 lui. Ho preso quei soldi quando ho perso il lavoro. Pensavo di riuscire a rimettermi in pari. Poi ogni rata \u00e8 diventata pi\u00f9 alta. Mi avevano detto che se avessi parlato con la polizia\u2026 avrebbero sistemato tutto in silenzio.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La moglie nascose il volto tra i capelli di Sofia, tremando.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fuori dall\u2019ospedale, l\u2019alba stava sbiadendo il parcheggio. Sul telefono di Moretti si accumulavano aggiornamenti: indirizzi, pattuglie in movimento, decreti di sequestro, il mandato per il riscossore con la zoppia alla gamba destra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La rete, ormai, aveva una forma. Un nome. Una camminata riconoscibile. E il quaderno di una bambina di sette anni che dimostrava che l\u2019intruso era gi\u00e0 dentro casa prima che tutti smettessero di respirare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Passando davanti alla stanza di Sofia per andarsene, Moretti la vide addormentata su una sedia, la testa appoggiata al braccio della madre, il coniglio di pezza sotto il mento. Il quaderno stava sotto il suo gomito, come uno scudo che non sapeva ancora di aver costruito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alle 2:17 del mattino aveva sentito che qualcosa non andava, aveva intuito un silenzio sbagliato e aveva chiamato comunque.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non aveva solo salvato la vita dei suoi genitori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aveva costretto un crimine nascosto a uscire allo scoperto\u2014semplicemente perch\u00e9 si era rifiutata di lasciare che la notte restasse zitta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima che Moretti raggiungesse l\u2019ascensore, Sofia si mosse nel sonno, apr\u00ec appena gli occhi e lo guard\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPoliziotto\u2026\u00bb sussurr\u00f2, mezza addormentata. \u00abL\u2019uomo cattivo torna?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Moretti scosse piano la testa. \u00abNo,\u00bb disse. \u00abHai chiamato. Noi ti abbiamo sentita. E adesso sappiamo il suo nome\u2026 e perfino il modo in cui cammina.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dietro di lui, il corridoio dell\u2019ospedale continuava a vibrare di chiamate, passi e ordini. Da qualche parte in citt\u00e0, i mandati stavano gi\u00e0 arrivando a destinazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Alle 2:17 del mattino, la radio della volante dell\u2019agente Luca Moretti crepit\u00f2 nel silenzio. \u00abPattuglia Dodici, intervenire. 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