{"id":376,"date":"2026-02-28T03:26:03","date_gmt":"2026-02-28T00:26:03","guid":{"rendered":"https:\/\/historiasdel.site\/?p=376"},"modified":"2026-02-28T03:26:03","modified_gmt":"2026-02-28T00:26:03","slug":"un-ragazzo-senzatetto-fa-unofferta-assurda-a-una-donna-in-sedia-a-rotelle-e-cambia-tutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/historiasdel.site\/?p=376","title":{"rendered":"Un ragazzo senzatetto fa un\u2019offerta assurda a una donna in sedia a rotelle\u2026 e cambia tutto"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un pomeriggio rovente a Napoli, l\u2019aria sembrava cos\u00ec densa da poterla afferrare. Il calore saliva dall\u2019asfalto in onde tremolanti, arricciandosi sopra la strada come fumo. I turisti si muovevano a gruppetti nei pressi di Spaccanapoli, ridendo sotto cappelli di paglia e con bevande ghiacciate in mano; i napoletani invece avanzavano con quell\u2019impazienza allenata di chi ha smesso da tempo di discutere con il meteo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dario Moretti, quattordici anni, si muoveva in modo diverso.<br>Lui non \u201cgironzolava\u201d. Lui scansionava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Camminava con un sacchetto di carta in mano, le scarpe strappate che schiaffeggiavano il marciapiede, gli occhi a cercare qualsiasi cosa potesse diventare cibo, qualche moneta, o un motivo per resistere un altro giorno. Dario era chiaro di pelle, magro per mesi di pasti irregolari, e la felpa gli pendeva addosso come se fosse di qualcuno pi\u00f9 grande\u2014qualcuno che un tempo era stato della sua taglia prima che la fame lo rendesse pi\u00f9 piccolo.<br>La fame non era solo un dolore. Era un\u2019ombra che lo seguiva ovunque. Rendeva il mondo pi\u00f9 rumoroso, pi\u00f9 tagliente, pi\u00f9 crudele.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sua madre si era ammalata mesi prima. Non una malattia \u201cda film\u201d\u2014nessun crollo improvviso che fa accorrere i vicini. Era quella lenta, che ruba le persone senza far rumore: stanchezza, dolori, turni saltati, la voce del medico che si fa pi\u00f9 seria ogni settimana. E suo padre? Suo padre era sparito molto prima. Quella sparizione che gli adulti spiegano con parole vaghe\u2014\u201ccomplicato\u201d, \u201cnon c\u2019\u00e8\u201d\u2014ma che i figli capiscono con una verit\u00e0 semplice: ha scelto di non tornare.<br>Cos\u00ec Dario divent\u00f2 l\u2019adulto.<br>Impar\u00f2 quali vicoli erano pi\u00f9 sicuri. Quali alimentari buttavano frutta ammaccata invece di chiudere il cassonetto col lucchetto. Quali ristoratori potevano allungargli un panino avanzato se non sembrava troppo disperato.<br>Quel giorno caldo e fame lavoravano insieme, stringendogli la pazienza fino a farla sottile. Non mangiava dalla sera prima. Nel sacchetto di carta aveva solo un tappo di bottiglia e uno scontrino stropicciato\u2014quasi una scenografia, per sembrare uno che \u201cha una destinazione\u201d.<br>Non ce l\u2019aveva.<br>Dall\u2019altra parte della citt\u00e0, in una villa nascosta dietro cancelli e siepi perfette, Vittoria Lanza sedeva vicino a una grande finestra con vista su un giardino che quasi non guardava mai.<br>Vittoria era scura di pelle, elegante anche nell\u2019immobilit\u00e0. Era stata una delle imprenditrici pi\u00f9 rispettate d\u2019Italia: lucida, disciplinata, impossibile da intimidire. Aveva costruito Lanza Tech Innovazioni dal nulla, l\u2019aveva trasformata in un impero, diventando quel tipo di nome che la gente pronuncia con ammirazione\u2026 e un filo di paura.<br>Cinque anni prima, un incidente d\u2019auto le aveva portato via il movimento nella parte inferiore del corpo. I medici avevano usato un linguaggio misurato. Paralisi. Permanente. Improbabile. Il mondo la chiamava \u201cun\u2019ispirazione\u201d per aver resistito. Vittoria lo chiamava per quello che era:<br>Una prigione.<br>L\u2019azienda continuava a prosperare. Comfort, staff, cure, denaro cos\u00ec grande da diventare astratto. Ma ogni mattina era vuota. Le giornate erano silenziose, controllate, prevedibili. Usciva solo per visite che non portavano speranza vera. Anche il sole sembrava un promemoria\u2014una bellezza che apparteneva ad altri.<br>Quel pomeriggio la sua assistente, Marta, le propose di fermarsi in un bar poco distante.<br>\u00abSolo per farla uscire un po\u2019,\u00bb disse con dolcezza, gi\u00e0 aspettandosi un rifiuto. \u00abAria. Qualcosa di diverso.\u00bb<br>Vittoria non protest\u00f2. Non disse nemmeno s\u00ec. Lo permise e basta, come si permette alla pioggia: inevitabile, indifferente.<br>Il bar era su una strada trafficata vicino al mare. I tavolini all\u2019aperto erano met\u00e0 all\u2019ombra e met\u00e0 bruciati dal sole, con sedie leggere che strisciavano sul cemento. Dentro si sentiva odore di caff\u00e8 e cipolla fritta. Marta ordin\u00f2 e si spost\u00f2 di lato per una telefonata, voltandosi solo un attimo.<br>Su un tavolino esterno c\u2019era una vaschetta da asporto\u2014mezza mangiata, ancora tiepida. Un errore innocente per chi non ha mai conosciuto la fame come Dario.<br>Dario la vide subito.<br>Il corpo reag\u00ec prima della testa. Lo stomaco si strinse. La bocca si riemp\u00ec di saliva. L\u2019odore\u2014riso, pollo, qualcosa di burroso\u2014gli arriv\u00f2 addosso come il ricordo di una vita che non viveva pi\u00f9.<br>Fece un passo verso il tavolo.<br>Non correndo. Correre ti fa notare. Correre fa pensare che sei colpevole anche quando non lo sei. Si mosse rapido ma liscio, occhi bassi, mano che si allunga.<br>Poi un\u2019ombra attravers\u00f2 il tavolo.<br>Dario si immobilizz\u00f2.<br>Una sedia a rotelle scivol\u00f2 nel suo campo visivo.<br>E sopra c\u2019era Vittoria Lanza, la donna che Dario aveva visto in TV. L\u2019aveva vista in qualche sala d\u2019attesa, su vecchi telefoni, su schermi dietro le vetrine: la miliardaria in carrozzina, la donna che si era fatta un patrimonio e aveva perso le gambe.<br>Per un istante, la faccia di Dario bruci\u00f2 di vergogna\u2014non perch\u00e9 volesse quel cibo, ma perch\u00e9 era stato colto a volerlo.<br>Marta era tornata accanto alla carrozzina, ancora distratta dalla chiamata.<br>Lo sguardo di Vittoria si pos\u00f2 su Dario. Non era lo sguardo tagliente dei ricchi che vogliono farti sparire. Era\u2026 quieto. Misuratore. Uno sguardo che un tempo faceva tremare i consigli d\u2019amministrazione.<br>Dario deglut\u00ec. Abbass\u00f2 la mano.<br>Avrebbe dovuto andarsene.<br>Invece qualcosa dentro\u2014qualcosa di disperato e incosciente\u2014si alz\u00f2.<br>\u00abSignora,\u00bb disse, la voce ferma nonostante il tremore nel petto, \u00abposso guarirla\u2026 in cambio di quel cibo avanzato?\u00bb<br>Marta scatt\u00f2 indignata. \u00abMa che assurdit\u00e0\u2014\u00bb<br>Vittoria alz\u00f2 una mano. Non veloce. Non teatrale. Solo abbastanza per zittire Marta all\u2019istante.<br>Vittoria studi\u00f2 il ragazzo.<br>Vestiti consumati. Occhi troppo adulti. Ma la voce\u2014la voce aveva una stabilit\u00e0 strana, come quella di chi ha imparato a restare calmo nelle emergenze.<br>\u00abTu vorresti\u2026 guarirmi?\u00bb chiese Vittoria, quasi divertita. Quasi.<br>Dario annu\u00ec. \u00abS\u00ec, signora.\u00bb<br>\u00abE perch\u00e9 dici una cosa del genere?\u00bb<br>Dario esit\u00f2, poi butt\u00f2 fuori la verit\u00e0.<br>\u00abMia madre era infermiera,\u00bb disse. \u00abPrima di ammalarsi. Aveva libri. Libri di medicina. Di fisioterapia. Io li ho letti. So che muscoli e nervi non\u2026 si arrendono e basta. E so che spesso si arrende prima la gente. Io posso aiutarla con gli esercizi, con lo stretching. Posso provarci. Non sto scherzando.\u00bb<br>Marta sbuff\u00f2. \u00ab\u00c8 un bambino.\u00bb<br>Vittoria non guard\u00f2 Marta.<br>Guard\u00f2 Dario come se fosse un enigma che non aveva ancora risolto.<br>\u00abAudace,\u00bb disse piano. \u00abO stupido.\u00bb<br>\u00abForse tutte e due,\u00bb ammise Dario. \u00abMa sono serio.\u00bb<br>Le labbra di Vittoria si incurvarono appena. Non un sorriso gentile\u2014qualcos\u2019altro. Curiosit\u00e0. La prima scintilla vera dopo anni.<br>\u00abVa bene,\u00bb disse. \u00abDomani mattina vieni a casa mia.\u00bb<br>Gli occhi di Marta si spalancarono. \u00abSignora Lanza\u2014\u00bb<br>La voce di Vittoria tagli\u00f2 netta. \u00abDomani. Alle otto. Se \u00e8 bravo quanto sembra, si far\u00e0 vedere.\u00bb<br>Il respiro di Dario si blocc\u00f2.<br>\u00abS\u00ec, signora,\u00bb disse in fretta.<br>Prese il cibo solo dopo un cenno di Vittoria, come fosse un permesso. Mangi\u00f2 lentamente, cercando di non sembrare disperato\u2014ma le mani tremavano.<br>Quella notte Dario non dorm\u00ec.<br>Sotto una coperta sottile, nel dormitorio dove a volte si fermava, fissava il soffitto ascoltando tossi e corpi inquieti. Il giorno dopo non era solo un pasto. Era una porta.<br>E Dario aveva imparato che le porte non restano aperte per ragazzi come lui.<br>IL CANCELLO CHE SI APR\u00cc<br>La mattina seguente Dario stava davanti alla villa di Vittoria Lanza come uno che \u00e8 finito nel set sbagliato. Il cancello era alto. Il vialetto troppo pulito. L\u2019aria sapeva di erba tagliata e denaro. Indossava gli stessi vestiti consumati, ma si era lavato mani e faccia in un bagno pubblico finch\u00e9 la pelle gli bruciava. Voleva disperatamente non sembrare un problema.<br>La sicurezza lo ferm\u00f2.<br>\u00abNome?\u00bb<br>\u00abDario Moretti,\u00bb disse. \u00abLa signora Lanza mi ha invitato.\u00bb<br>La guardia lo guard\u00f2 come se avesse detto che la luna l\u2019aveva invitato a bere un caff\u00e8.<br>Telefonata. Pausa. Poi il cancello si apr\u00ec.<br>Dentro era tutto lucido e silenzioso. Perfino il silenzio sembrava costoso.<br>Vittoria lo aspettava vicino alla grande finestra del salone, la carrozzina piazzata come un trono che lei odiava. Camicetta elegante, capelli in ordine, ma negli occhi un\u2019esaurimento pi\u00f9 profondo del sonno.<br>\u00abAllora,\u00bb disse secca. \u00abDottor Dario.\u00bb<br>A Dario si scaldarono le guance. \u00abPartiamo piano,\u00bb disse subito. \u00abSe si sta seduti a lungo, i muscoli si indeboliscono, le articolazioni si irrigidiscono. Cambia perfino il respiro. Iniziamo con stretching e respirazione.\u00bb<br>Vittoria alz\u00f2 un sopracciglio. \u00abRespirazione.\u00bb<br>\u00abConta,\u00bb insistette Dario. \u00abIl corpo ascolta la mente. E la mente ascolta il respiro.\u00bb<br>Marta era l\u00ec, braccia conserte, convinta fosse un errore.<br>Dario si inginocchi\u00f2 accanto alla carrozzina e chiese permesso prima di toccarle le gambe.<br>\u00abVa bene cos\u00ec?\u00bb chiese.<br>Vittoria esit\u00f2, poi annu\u00ec.<br>La prima sessione fu goffa.<br>Vittoria sussult\u00f2 quando Dario la guid\u00f2 in esercizi semplici. Il dolore accese muscoli che non lavoravano da anni.<br>\u00abBasta,\u00bb sibil\u00f2 lei una volta.<br>Dario si ferm\u00f2 subito. \u00abPossiamo fermarci,\u00bb disse. \u00abMa il dolore non \u00e8 sempre danno. A volte \u00e8\u2026 risveglio.\u00bb<br>Vittoria lo fiss\u00f2.<br>\u00abTu cosa ne sai di risvegliarti?\u00bb chiese piano.<br>Dario non abbass\u00f2 lo sguardo. \u00abSo com\u2019\u00e8 quando la vita prova a farti sparire.\u00bb<br>Qualcosa pass\u00f2 sul volto di Vittoria\u2014cos\u00ec veloce che poteva essere immaginato.<br>Le sedute continuarono.<br>Giorno dopo giorno Dario arriv\u00f2. Sempre puntuale. Sempre rispettoso. Sempre concentrato. Trattava Vittoria come una persona che combatte, non come una miliardaria \u201crotta\u201d.<br>Spiegava i nervi con parole semplici. Parlava di memoria muscolare, circolazione, micro-movimenti. Parlava di pazienza come se fosse un\u2019arma.<br>E lentamente\u2014quasi impossibilmente\u2014Vittoria inizi\u00f2 a partecipare.<br>Non perch\u00e9 credesse davvero che lui potesse guarirla.<br>Ma perch\u00e9, per la prima volta dopo cinque anni, qualcuno le parlava come se la sua vita non fosse gi\u00e0 finita.<br>Passarono settimane.<br>Poi un pomeriggio, durante un esercizio leggero del piede, Vittoria fiss\u00f2 le dita.<br>\u00abAspetta\u2026\u00bb sussurr\u00f2.<br>Dario si immobilizz\u00f2. \u00abCosa?\u00bb<br>Vittoria concentr\u00f2 tutto. Mascella tesa. Respiro cambiato.<br>Un movimento minuscolo. Quasi invisibile.<br>Ma reale.<br>Il volto di Dario si illumin\u00f2.<br>\u00abS\u00ec,\u00bb disse, la voce che gli si spezzava. \u00abS\u00ec, signora. Ci \u00e8 riuscita. Le ha mosse.\u00bb<br>Gli occhi di Vittoria si riempirono di lacrime cos\u00ec in fretta che sembr\u00f2 sorpresa.<br>I medici scuotevano la testa. \u00ab\u00c8 improbabile,\u00bb ripetevano. \u00ab\u00c8 pericoloso sperare.\u00bb<br>Ma la speranza era gi\u00e0 tornata.<br>E la speranza, una volta arrivata, \u00e8 difficile da sfrattare.<br>IL GUASTO<br>Poi arriv\u00f2 il guaio.<br>Un colpo alla porta risuon\u00f2 nella villa come un avvertimento.<br>Entr\u00f2 un uomo in completo costoso\u2014il fratello di Vittoria, Carlo Lanza, con l\u2019andatura di chi crede che il sangue gli dia diritto al controllo.<br>Vide Dario e lo indic\u00f2.<br>\u00abChi \u00e8 questo ragazzino di strada?\u00bb<br>\u00abMi sta aiutando,\u00bb rispose Vittoria, ferma.<br>Carlo rise. \u00abAiutarti? Ti usa. Ti ruba. Hai perso la testa, Vittoria.\u00bb<br>Dario rimase immobile, i pugni serrati. Aveva imparato a non rispondere ai ricchi. Finisce sempre male.<br>Ma il volto di Vittoria si indur\u00ec.<br>\u00abFuori,\u00bb disse.<br>Carlo non si mosse. \u00abSono qui per proteggere il patrimonio di famiglia,\u00bb disse freddo. \u00abSei vulnerabile. E questo\u2014\u00bb indic\u00f2 Dario \u00ab\u2014\u00e8 esattamente il tipo di errore che rimpiangerai.\u00bb<br>Il respiro di Vittoria cambi\u00f2\u2014rabbia, umiliazione, e una paura: forse lui aveva ragione, forse sperare era da sciocchi.<br>\u00abNo,\u00bb disse. \u00abHo finito di farmi gestire.\u00bb<br>Afferr\u00f2 i braccioli della carrozzina.<br>\u00abIo posso alzarmi,\u00bb disse, come se dirlo potesse renderlo vero.<br>Marta sbianc\u00f2. \u00abSignora\u2014\u00bb<br>Dario fece un passo avanti. \u00abNon ancora\u2014\u00bb<br>Ma Vittoria si spinse su.<br>Per un secondo si sollev\u00f2\u2014pochi centimetri, giusto per dimostrare qualcosa.<br>Poi le gambe cedettero.<br>Cadde pesantemente.<br>Il rumore del corpo sul pavimento ferm\u00f2 il tempo.<br>Dario si butt\u00f2 accanto a lei, mani tremanti ma controllate.<br>\u00abNon si muova,\u00bb le disse piano. \u00abRespiri. Guardi me.\u00bb<br>Carlo url\u00f2 per aiuto, panico puro.<br>Vittoria piangeva\u2014non per vergogna, stavolta, ma per paura. Perch\u00e9 quella caduta sembrava dire che la speranza era crudele.<br>L\u2019ambulanza la port\u00f2 in ospedale.<br>I medici fecero esami, volti seri.<br>Il tentativo, la spinta eccessiva, aveva stressato la colonna. Le dissero che rischiava di perdere la minima sensibilit\u00e0 recuperata. La terapia doveva essere supervisionata da professionisti. Lenta. Controllata. Prudente.<br>Carlo colse l\u2019attimo come un predatore.<br>\u00abHai fatto abbastanza danni,\u00bb ringhi\u00f2 a Dario fuori dalla stanza. \u00abTorna in strada.\u00bb<br>Lo stomaco di Dario sprofond\u00f2. Il senso di colpa gli tolse il respiro.<br>Non rispose.<br>Se ne and\u00f2 in silenzio.<br>Per giorni non torn\u00f2.<br>Si convinse che fosse finita. Che lei lo odiasse. Che avesse rovinato l\u2019unica cosa buona che avesse mai toccato.<br>Poi un\u2019auto arriv\u00f2 davanti al dormitorio.<br>Scese un autista.<br>\u00abDario Moretti?\u00bb<br>Il cuore di Dario martell\u00f2. \u00abS\u00ec.\u00bb<br>\u00abLa signora Lanza la rivuole qui,\u00bb disse l\u2019uomo. \u00abPer favore.\u00bb<br>Quando Dario torn\u00f2 alla villa, Vittoria lo aspettava. Accanto alla carrozzina c\u2019era una nuova postazione di terapia\u2014attrezzi professionali, elastici, parallele. E un fisioterapista abilitato.<br>Gli occhi di Vittoria trovarono subito Dario.<br>\u00abTu non mi hai fatto del male,\u00bb disse piano.<br>Dario deglut\u00ec. \u00abMi dispiace. L\u2019ho spinta io\u2014\u00bb<br>\u00abNo,\u00bb lo ferm\u00f2 lei. \u00abMi sono spinta da sola. E lo rifarei, perch\u00e9 per la prima volta in cinque anni\u2026 desideravo qualcosa.\u00bb<br>La voce le trem\u00f2.<br>\u00abTu mi hai ricordato di combattere. Questo nessun medico me l\u2019ha dato. Nessun denaro me l\u2019ha dato.\u00bb<br>A Dario bruciarono gli occhi.<br>Da quel giorno lavor\u00f2 accanto ai professionisti. Non finse pi\u00f9 di essere un dottore. Divenne ci\u00f2 che era davvero: uno studente determinato, un assistente, una presenza che impediva a Vittoria di arrendersi.<br>Piano piano il corpo si stabilizz\u00f2. Tornarono piccoli miglioramenti. Non miracoli\u2014progressi veri. Sensazione. Forza. La capacit\u00e0 di stare in piedi con aiuto. La capacit\u00e0 di credere.<br>IL RISCATTO<br>Mesi dopo Vittoria chiam\u00f2 Dario nel suo ufficio.<br>\u00abHo guardato i tuoi risultati a scuola,\u00bb disse. \u00abSei intelligente. E hai fame\u2014di pi\u00f9 del cibo.\u00bb<br>Dario rest\u00f2 immobile.<br>\u00abTi finanzio gli studi,\u00bb disse lei. \u00abBorsa di studio. Scuola privata. Poi universit\u00e0, se continui. Non dovrai pi\u00f9 sopravvivere con gli avanzi.\u00bb<br>Le labbra di Dario tremarono. \u00abPerch\u00e9?\u00bb<br>Vittoria sorrise, stanca ma vera.<br>\u00abPerch\u00e9 tu non mi hai solo offerto di aiutarmi a camminare,\u00bb disse. \u00abMi hai dato un motivo per vivere.\u00bb<br>Passarono anni.<br>Dario crebbe. Studi\u00f2. Lavor\u00f2. Si laure\u00f2 con lode in fisioterapia. Il ragazzo che implorava gli avanzi divent\u00f2 un uomo con disciplina e scopo.<br>Il giorno della laurea, l\u2019auditorium si zitt\u00ec quando entr\u00f2 Vittoria.<br>Non era in carrozzina.<br>Era in piedi.<br>Bastone in mano. Un tutore sotto i vestiti. Ma in piedi.<br>Dario la vide e si blocc\u00f2, le lacrime che gli salirono all\u2019istante.<br>Dopo la cerimonia, Vittoria gli si avvicin\u00f2 lentamente, passo dopo passo, con determinazione. Quando lo raggiunse, lo guard\u00f2 con orgoglio, emozionata, viva.<br>\u00abSembra che il ragazzo che mi ha chiesto gli avanzi\u2026 mi abbia ridato la vita,\u00bb disse con la voce che tremava.<br>Dario rise tra le lacrime. \u00abE lei ha dato la mia a me, signora.\u00bb<br>Si abbracciarono\u2014due persone di mondi che non dovevano incontrarsi, legate non dalla carit\u00e0 o dal caso, ma da una domanda impossibile fatta in un momento di disperazione\u2026 e risposta con coraggio.<br>Era iniziato tutto con la fame.<br>E con una richiesta che nessuno pensava qualcuno avrebbe preso sul serio.<br>Ma a volte, il pi\u00f9 piccolo atto di fiducia \u00e8 l\u2019inizio di un miracolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In un pomeriggio rovente a Napoli, l\u2019aria sembrava cos\u00ec densa da poterla afferrare. 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