{"id":342,"date":"2026-02-24T00:30:59","date_gmt":"2026-02-23T21:30:59","guid":{"rendered":"https:\/\/historiasdel.site\/?p=342"},"modified":"2026-02-24T00:30:59","modified_gmt":"2026-02-23T21:30:59","slug":"lha-trattata-male-davanti-alla-sua-auto-poi-la-senzatetto-le-sussurra-un-soprannome-segreto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/historiasdel.site\/?p=342","title":{"rendered":"L\u2019ha trattata male davanti alla sua auto\u2026 poi la senzatetto le sussurra un soprannome segreto"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La giornata di Emilia Carli era partita storta dal primo secondo in cui la sveglia non suon\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Usc\u00ec di casa mezza vestita, con il caff\u00e8 ancora nello stomaco a met\u00e0, infil\u00f2 la tangenziale e trov\u00f2 il traffico inchiodato come se la citt\u00e0 avesse deciso di punirla personalmente. Il telefono vibrava senza tregua: un altro messaggio del capo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">CdA alle 11. Non fare tardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parcheggi\u00f2 di scatto nel piazzale dell\u2019Esselunga, afferr\u00f2 la borsa e chiuse la portiera con una rabbia inutile\u2014come se quello fosse l\u2019unico comando rimasto nelle sue mani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Venti minuti dopo, quando torn\u00f2 fuori, si ferm\u00f2 di colpo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una donna anziana, sporca e infreddolita, era appoggiata alla sua macchina. Si reggeva allo specchietto lato guida come a un corrimano, le spalle incassate nel cappotto sfilacciato. I capelli grigi le uscivano a ciocche, le scarpe erano fradicie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dentro Emilia scatt\u00f2 qualcosa di caldo e brutto: paura, fastidio, il riflesso di difendere ci\u00f2 che aveva pagato e costruito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abEhi!\u00bb sbott\u00f2, andando verso di lei. \u00abSi tolga dalla mia macchina!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La donna sobbalz\u00f2 come se l\u2019avessero schiaffeggiata. \u00abIo\u2026 mi scusi, signora,\u00bb mormor\u00f2. \u00abAvevo bisogno di riposare un attimo. Le ginocchia\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia la interruppe. \u00abNon la tocchi. Si sposti e basta.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un paio di persone rallentarono, curiose. Emilia sent\u00ec gli sguardi addosso e, invece di calmarsi, si irrigid\u00ec di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abMi dispiace,\u00bb sussurr\u00f2 la donna. \u00abNon volevo\u2014\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abVada da un\u2019altra parte,\u00bb insistette Emilia, la voce pi\u00f9 tagliente di quanto volesse ammettere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La donna alz\u00f2 la testa. Sulle ciglia le brillavano pioggia e lacrime. Guard\u00f2 Emilia come se cercasse qualcosa sul suo volto, qualcosa che solo lei potesse vedere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u2026Zucchetta?\u00bb sussurr\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia si blocc\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuno la chiamava cos\u00ec. Non da quando aveva dieci anni. Non da quella mattina in cui sua madre le aveva baciato la fronte e aveva promesso: Torno prima di cena, zucchetta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sua madre era sparita ventitr\u00e9 anni prima. Nessun biglietto. Nessun addio. Solo il vuoto\u2014e un\u2019infanzia finita in un giorno solo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abCome\u2026 come mi hai chiamata?\u00bb La voce di Emilia le si spezz\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLa mia zucchetta,\u00bb ripet\u00e9 la donna, tremando. \u00abLa mia bambina\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia fece un passo indietro, il mondo che le si inclinava sotto i piedi. \u00abNo. \u00c8 impossibile. Mia madre\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abTi hanno detto che ero morta,\u00bb disse la donna, in fretta, disperata. \u00abO che probabilmente lo ero. Ma non \u00e8 vero.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia la fiss\u00f2, cercando un trucco. La mente si aggrapp\u00f2 a spiegazioni pi\u00f9 sicure: confusione, scambio di persona, delirio. Qualunque cosa, purch\u00e9 non fosse quella.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abChi sei?\u00bb chiese, dura, come se la durezza potesse salvarla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La donna deglut\u00ec. \u00abSono io, Emi. Sono\u2026 Diana.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nome colp\u00ec Emilia come un pugno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le chiavi le si intorpidirono in mano. \u00abDimmi qualcosa che solo mia madre potrebbe sapere. Adesso.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diana annu\u00ec, le lacrime che ormai scendevano senza freno. \u00abIl tuo coniglietto di peluche aveva un fiocco blu. Lo chiamavi Capitano e dicevi che doveva mettere la cintura, sempre. Nascondevi i piselli nel tovagliolo e provavi a buttarli nello sciacquone.\u00bb Il respiro le trem\u00f2. \u00abE quando avevi paura, mi facevi promettere che lasciavo accesa la luce del corridoio. Non quella della camera. Solo il corridoio.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia sent\u00ec lo stomaco rivoltarsi. Quelli non erano indovinelli. Erano loro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E poi, senza volerlo, i suoi occhi scivolarono sul polso sinistro di Diana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una cicatrice chiara, a mezzaluna, vicino al pollice. Vecchia. Lucida.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia trattenne il fiato. Quella cicatrice la ricordava. Non perch\u00e9 l\u2019avesse fissata\u2026 ma perch\u00e9 l\u2019aveva causata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQuella\u2026\u00bb sussurr\u00f2, indicando. \u00abDa dove viene?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diana guard\u00f2 il polso come se se ne fosse dimenticata. \u00abLa padella,\u00bb disse subito. \u00abTu avevi cinque anni. Hai afferrato il manico quando mi sono girata. Ti ho strappata via e mi sono bruciata io.\u00bb Le usc\u00ec un mezzo sorriso, spezzato. \u00abHai urlato come se l\u2019avessi fatto apposta, poi mi hai costretta a lasciarti \u201cbaciarla per guarirla\u201d, anche se eri tu che mi avevi spaventata a morte.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vista di Emilia si annebbi\u00f2. Un commesso usc\u00ec dal supermercato con l\u2019aria pronta a intervenire. Emilia alz\u00f2 una mano senza distogliere gli occhi. \u00abVa tutto bene,\u00bb disse. Ma la voce le usc\u00ec sottile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi l\u2019onda arriv\u00f2: la rabbia sepolta per anni che risale quando finalmente ha un posto dove andare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abDove sei stata?\u00bb sibil\u00f2 Emilia. \u00abPerch\u00e9 non sei tornata?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diana abbass\u00f2 lo sguardo sulle mani spaccate, tremanti, vergognose. \u00abMi sono ammalata,\u00bb disse. \u00abQuel giorno\u2026 mentre andavo al lavoro, sono crollata sul treno. Mi hanno portata al San Carlo. Non avevo borsa, documenti, niente.\u00bb Deglut\u00ec. \u00abMi sono svegliata confusa, debole, non riuscivo a parlare bene. Mi hanno registrata come Sconosciuta.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia sent\u00ec la gola stringersi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abContinuavo a chiedere di te,\u00bb prosegu\u00ec Diana. \u00abMa non sapevo il tuo numero a memoria. Era nel telefono. E il telefono\u2026 era sparito. Quando mi hanno dimessa, avevo perso il lavoro. Non riuscivo a pagare l\u2019affitto. Il proprietario cambi\u00f2 la serratura.\u00bb Le trem\u00f2 la voce. \u00abQuando finalmente ho riavuto il mio nome, erano passati mesi. Sono tornata a casa. Paola era l\u00ec, stava impacchettando. Mi ha guardata come se fossi un fantasma\u2026 e mi ha chiuso la porta.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cuore di Emilia fece un salto violento. Zia Paola l\u2019aveva cresciuta dopo la scomparsa\u2014rigida, protettiva, incapace di parlare di Diana senza un\u2019ombra dura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPaola disse che stavi meglio senza di me,\u00bb sussurr\u00f2 Diana. \u00abChe se ti volevo bene dovevo stare lontana finch\u00e9 non fossi stata \u201ca posto\u201d. Io\u2026 le ho creduto. Mi ripetevo che sarei tornata quando non mi sarei presentata cos\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia sent\u00ec la voce salire, cruda. \u00abE non sei tornata.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abCi ho provato,\u00bb insistette Diana. \u00abSono andata all\u2019indirizzo vecchio. Posta respinta. Ho chiamato numeri staccati.\u00bb Chiuse gli occhi. \u00abUna volta sono stata fuori dalla tua scuola, anni dopo\u2026 avevo sentito che potevi essere l\u00ec. Ti ho vista dall\u2019altra parte della strada con lo zaino. Ridevi. Sembravi\u2026 felice.\u00bb Alz\u00f2 una mano, impotente. \u00abIo sembravo cos\u00ec. Non ce l\u2019ho fatta ad avvicinarmi e spaccarti la vita.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A Emilia si accese un\u2019immagine improvvisa: lei sedicenne, che rideva con un\u2019amica, ignara che sua madre potesse essere stata l\u00ec, a guardare da lontano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abE qui?\u00bb riusc\u00ec a chiedere, aggrappandosi alla borsa come a un\u2019ancora. \u00abPerch\u00e9 qui?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli occhi di Diana scivolarono verso il supermercato. \u00abLa mensa della Caritas due strade pi\u00f9 in l\u00e0 d\u00e0 da mangiare il marted\u00ec,\u00bb disse. \u00abVengo quando riesco. Ti ho sentita parlare, ho riconosciuto la voce\u2026 e mi si \u00e8 fermato il tempo.\u00bb Le trem\u00f2 il labbro. \u00abLe gambe mi hanno ceduto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia sent\u00ec le ginocchia mollare. Si sedette sul marciapiede, senza curarsi dello sporco sui pantaloni n\u00e9 degli sguardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abMamma\u2026\u00bb sussurr\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diana allung\u00f2 una mano, come se non osasse toccarla. \u00abZucchetta\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia afferr\u00f2 quella mano. Era troppo fredda. Il panico spazz\u00f2 via tutto il resto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abStai tremando,\u00bb disse. \u00abHai bisogno di aiuto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSto bene,\u00bb prov\u00f2 Diana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNo.\u00bb Emilia tir\u00f2 fuori il telefono con dita incerte. Sullo schermo c\u2019era una chiamata persa del capo. La ignor\u00f2. \u00abChiamo un\u2019ambulanza.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli occhi di Diana si allargarono. \u00abIo non posso pagare\u2014\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPago io,\u00bb disse Emilia. \u00abTu resta con me.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre aspettavano, Emilia ebbe bisogno di un ultimo appiglio, un\u2019ultima prova che le permettesse di credere senza frantumarsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abTi ricordi la canzone?\u00bb chiese. \u00abQuella che canticchiavi quando mi intrecciavi i capelli.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diana la canticchi\u00f2\u2014piano, spezzata, inconfondibile. Una ninna nanna che Emilia non sentiva da vent\u2019anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia si port\u00f2 il pugno alla bocca e trem\u00f2 in silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando arrivarono i soccorritori si mossero con quella calma pratica che salva le persone senza fare scena. Emilia sal\u00ec in ambulanza senza nemmeno chiedere, la mano stretta a quella di Diana come se potesse impedirle di sparire un\u2019altra volta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In ospedale tutto divent\u00f2 fluorescente e veloce: moduli, domande, corridoi. Una assistente sociale guard\u00f2 il blazer di Emilia e il cappotto di Diana e scelse le parole con attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPossiamo attivare dei percorsi,\u00bb disse. \u00abPosto in dormitorio, accoglienza temporanea\u2014\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abViene con me,\u00bb si sent\u00ec dire Emilia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019assistente sociale sbatt\u00e9 le palpebre. \u00abSignora Carli\u2026 lei che rapporto ha con\u2014\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia deglut\u00ec. \u00ab\u00c8 mia madre.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando quelle parole uscirono, il telefono vibr\u00f2 di nuovo. Emilia ascolt\u00f2 la segreteria in corridoio, appoggiata a un muro freddo: la voce secca del capo, il CdA, la delusione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia fiss\u00f2 lo schermo un secondo. Poi cancell\u00f2 il messaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per la prima volta dopo anni, lasci\u00f2 che la versione di s\u00e9 che arriva sempre perfetta fosse in ritardo, fosse stanca, fosse umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi chiam\u00f2 l\u2019unico numero che non compose quasi mai, se non quando non aveva alternative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Zia Paola rispose alla seconda squilla. \u00abEmilia? Che succede?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia sent\u00ec la gola chiudersi. \u00abSono al San Carlo,\u00bb disse. \u00abC\u2019\u00e8 una donna qui. Dice di essere mamma.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Silenzio. Poi la voce di Paola si fece tagliente. \u00abNon farlo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPaola\u2026 mi ha chiamata Zucchetta,\u00bb sussurr\u00f2 Emilia. \u00abSa del Capitano. E ha la cicatrice della padella.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dall\u2019altra parte arriv\u00f2 un suono piccolo, strozzato. \u00abPassamela,\u00bb disse Paola, pi\u00f9 roca di come Emilia l\u2019avesse mai sentita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando l\u2019infermiera lasci\u00f2 rientrare Emilia nella saletta visite, Diana era su un lettino con una flebo al braccio, i capelli appiattiti sul cuscino. Sembrava ancora pi\u00f9 piccola, svuotata dall\u2019adrenalina del parcheggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia le porse il telefono. \u00ab\u00c8 Paola.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diana lo prese con mani tremanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abDiana?\u00bb La voce di Paola arriv\u00f2 tesa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPaola\u2026\u00bb sussurr\u00f2 Diana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci fu una pausa in cui ventitr\u00e9 anni si sedettero tra due sillabe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi Paola espir\u00f2, e sembr\u00f2 che stesse tirando fuori un fiato trattenuto per decenni. \u00abSei viva.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abMi dispiace,\u00bb disse Diana. \u00abCi ho provato.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La voce di Paola scese e poi si indur\u00ec di nuovo. \u00abDove sei stata?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abOvunque,\u00bb disse Diana. \u00abE mai da nessuna parte abbastanza a lungo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia guard\u00f2 il volto di sua madre mentre ascoltava\u2014le contrazioni, le lacrime che tornavano indietro a morsi\u2014finch\u00e9 la voce di Paola si spezz\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPensavo che tu l\u2019avessi scelto,\u00bb sussurr\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLo pensavo anche io,\u00bb disse Diana. \u00abFinch\u00e9 non sono rimasta intrappolata nella paura.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia strinse la mano libera di Diana, forte. \u00abNon \u00e8 \u201cquella volta\u201d,\u00bb disse, e la sua voce sorprese perfino lei. \u00ab\u00c8 adesso.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due giorni dopo, Emilia riport\u00f2 Diana a casa sulla stessa macchina che, nel parcheggio, le era sembrata cos\u00ec importante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diana sedeva al posto passeggero con le mani in grembo, guardando fuori dal finestrino come se temesse che la vista potesse sparire se sbatteva le palpebre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Davanti alla porta, Diana si ferm\u00f2, sopraffatta. \u00ab\u00c8 troppo bella,\u00bb mormor\u00f2. \u00abIo non\u2026 io non ci sto in\u2014\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia le prese la mano. \u00abTu stai con me,\u00bb disse. \u00ab\u00c8 l\u2019unica regola.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella prima notte Diana chiese scusa per tutto: per fare una doccia, per usare un asciugamano, per dormire in un letto. Emilia si sedette sul bordo del letto della stanza degli ospiti e ascolt\u00f2, lasciando che le scuse uscissero una dopo l\u2019altra finch\u00e9 non finirono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abEro cos\u00ec arrabbiata,\u00bb ammise Emilia. \u00abHo passato anni a pensare che tu avessi scelto una vita senza di me.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli occhi di Diana luccicarono. \u00abHo scelto la paura,\u00bb sussurr\u00f2. \u00abE poi ci sono rimasta dentro.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di spegnere la luce, Diana allung\u00f2 una mano verso il polso di Emilia con un istinto da madre che non muore mai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLa mia zucchetta,\u00bb disse piano. \u00abGrazie per avermi trovata.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilia ingoi\u00f2 a fatica e scost\u00f2 una ciocca d\u2019argento dalla fronte di sua madre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNo,\u00bb rispose. \u00abTu hai trovato me.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E per la prima volta dopo ventitr\u00e9 anni, la parola casa non suon\u00f2 come un posto perduto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Suon\u00f2 come qualcuno che era tornato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La giornata di Emilia Carli era partita storta dal primo secondo in cui la sveglia non suon\u00f2. Usc\u00ec di casa mezza vestita, con \n<a class=\"moretag\" href=\"https:\/\/historiasdel.site\/?p=342\"> [...]<\/a>","protected":false},"author":1,"featured_media":344,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-342","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-1"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/342","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=342"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/342\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":345,"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/342\/revisions\/345"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/344"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=342"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=342"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=342"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}