{"id":336,"date":"2026-02-22T02:28:36","date_gmt":"2026-02-21T23:28:36","guid":{"rendered":"https:\/\/historiasdel.site\/?p=336"},"modified":"2026-02-22T02:28:36","modified_gmt":"2026-02-21T23:28:36","slug":"una-donna-senzatetto-mi-restituisce-il-bracciale-dargento-quando-leggo-le-iniziali-mi-si-gela-tutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/historiasdel.site\/?p=336","title":{"rendered":"Una donna senzatetto mi restituisce il bracciale d\u2019argento\u2026 quando leggo le iniziali, mi si gela tutto"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avevo appena girato il cartello della boutique su CHIUSO quando una voce mi ferm\u00f2 sulla soglia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSignora\u2026 mi scusi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sotto il lampione c\u2019era una donna senza fissa dimora, minuta, le spalle rannicchiate contro il freddo, una mano tesa come se temesse che gliela schiacciassi via. Sul palmo le brillava qualcosa d\u2019argento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abCredo\u2026 credo che questo sia suo,\u00bb sussurr\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo pensiero fu: truffa. In via della Spiga, dopo una certa ora, avevo imparato a tenere le chiavi strette tra le dita e il sorriso in modalit\u00e0 neutra. Non la conoscevo, e quel tratto di strada di solito era fatto di prenotazioni, auto in doppia fila e valletto in giacca nera\u2014non di dormitori e mendicanti. Ma lei non si avvicin\u00f2. Non spinse. Rimase l\u00ec\u2026 ad aspettare, come se avesse provato quel momento per giorni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi la luce colp\u00ec il metallo e lo stomaco mi cedette.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 quel bracciale lo conoscevo. Non \u201cvagamente\u201d. Esattamente. La piccola ammaccatura vicino alla chiusura. I graffi sottili lungo il bordo. Persino quel punto opaco dove, una volta, il pollice di una bambina lo aveva consumato a forza di rigirarlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abDove l\u2019hai preso?\u00bb mi sentii chiedere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lei deglut\u00ec. \u00ab\u00c8 caduto da una borsa\u2026 tempo fa. L\u2019ho tenuto al sicuro. Io\u2026 dovevo essere certa prima di riportarlo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi tremavano le mani quando lo presi. Per un secondo, disperato, la mia mente prov\u00f2 a proteggermi: potrebbe essere qualunque bracciale, qualunque incisione, qualunque coincidenza. Diciassette anni di falsi allarmi mi avevano addestrata a non sperare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma non era una coincidenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo girai e trovai le lettere all\u2019interno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A.R.A.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le iniziali di mia figlia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Amelia Rosa Altieri\u2014scomparsa a cinque anni. Scomparsa da diciassette.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io mi ero allenata a vivere con la parola scomparsa, ma non mi ero mai abituata al suono del suo nome dentro una frase che non la riportava indietro. C\u2019erano stati manifesti, fiaccolate, investigatori partiti pieni di sicurezza e finiti pieni di scuse. C\u2019erano state persone \u201cgentili\u201d che mi dicevano: \u00abAlmeno hai i ricordi\u00bb, come se i ricordi fossero qualcosa che ti riempie le mani quando ti restano vuote.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E adesso questo: metallo freddo nel palmo, reale, pesante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rumore della strada si spense. La vista si strinse su tre lettere consunte e sul ricordo di un polso piccolo che avevo tenuto come se potessi salvarlo con la forza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQuesto non \u00e8 mio,\u00bb dissi, e la voce mi si spezz\u00f2 lo stesso. \u00ab\u00c8 suo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli occhi della donna scattarono sul mio viso, rapidi, in cerca di qualcosa. \u00abLo so,\u00bb disse piano. \u00ab\u00c8 per questo che sono venuta.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fiato mi si ferm\u00f2. \u00abSai dov\u2019\u00e8?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNo.\u00bb La speranza nella mia domanda la fece quasi indietreggiare. \u00abMa\u2026 l\u2019ho conosciuta. Per un po\u2019.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La strada, all\u2019improvviso, mi sembr\u00f2 troppo esposta, troppo luminosa. Riportai la chiave nella serratura e la feci entrare prima che le ginocchia decidessero di non reggermi pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le luci della boutique si accesero di colpo, versando oro caldo su poltroncine di velluto e manichini vestiti di seta\u2014cose di una vita che non aveva mai smesso di correre mentre la mia era rimasta bloccata in un secondo gelato, in mezzo a una folla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La donna fece un cenno. Io la osservai, cercando un\u2019ombra di recita. Ma la sua paura non era teatrale: era quella che si deposita nel corpo e ci resta, silenziosa, permanente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ripresi il bracciale e lo girai sotto le lampade. Sotto la chiusura, sul lato interno, c\u2019era un graffio a mezzaluna\u2014quello che una volta avevo attribuito a uno scivolo del parco. Non ne avevo mai parlato con nessuno. Non me ne ricordavo nemmeno\u2026 finch\u00e9 il pollice non lo trov\u00f2 da solo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sal\u00ec la nausea. Era lei. Era la mia bambina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abCome ti chiami?\u00bb chiesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abRita,\u00bb rispose. \u00abRita De Luca.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Posai il bracciale sul bancone tra noi come fosse una prova.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abDimmi tutto,\u00bb dissi. \u00abSenza saltare niente. Neanche un dettaglio.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rita si strofin\u00f2 le mani, come se anche il ricordo facesse freddo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abTre inverni fa stavo alla Casa Santa Elisa,\u00bb inizi\u00f2. \u00abIl dormitorio per donne, in via Mazzini. Brandine in fila. Nessuna privacy. Tutte che fingevano di non aver paura.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi martell\u00f2 il petto: un posto vero. Un indirizzo vero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abC\u2019era una ragazza l\u00ec,\u00bb continu\u00f2. \u00abSilenziosa. Giovane. Non una bambina piccola, ma aveva addosso quel modo di stare\u2026 come una che ha imparato presto a non occupare spazio. Portava questo bracciale sempre. Se lo girava sul polso come se le tenesse insieme il respiro.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Strinsi il bordo del bancone. \u00abTi ha detto come si chiamava?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rita esit\u00f2. \u00abDisse che qualcuno, una volta, la chiamava \u201cMilly\u201d. Ma non le piaceva. Diceva che suonava come una vita che non riusciva pi\u00f9 a ricordare nel modo giusto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Milly. Il soprannome della maestra d\u2019asilo di Amelia. Quello che non sentivo da diciassette anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rita and\u00f2 avanti, e le parole le uscivano pi\u00f9 veloci, come se una volta aperta la porta non riuscisse pi\u00f9 a richiuderla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQuando provavo a chiederle del \u201cprima\u201d e del \u201cdopo\u201d, si chiudeva,\u00bb disse. \u00abDiceva che gli anni in mezzo erano come un corridoio con porte chiuse a chiave. Che gli adulti la chiamavano con nomi che non erano i suoi. E quando provava a correggerli, la punivano perch\u00e9 \u201cmentiva\u201d. Non si fidava dei sistemi. Non si fidava delle divise. Si fidava solo di quel bracciale.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sentii diventare ghiaccio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abUna notte,\u00bb continu\u00f2 Rita, \u00abmi disse che aveva perso sua madre in un \u201cposto grande pieno di gente\u201d. Cos\u00ec lo chiamava. Luci sopra la testa, persone di corsa, annunci\u2026 e un uomo che vendeva caldarroste. Disse che si era girata un attimo\u2026 e sua madre non c\u2019era pi\u00f9.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La gola mi si strinse finch\u00e9 sentii sapore di metallo. Stazione Centrale. L\u2019eco degli altoparlanti. La mia voce che urlava il suo nome finch\u00e9 qualcuno mi fece sedere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNon disse che tu l\u2019avevi lasciata,\u00bb aggiunse Rita in fretta. \u00abDisse: \u201cMamma non mi ha lasciata. Mi hanno inghiottita.\u201d\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi portai le dita alla bocca per non crollare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abE il bracciale?\u00bb riuscii a chiedere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo sguardo di Rita scese sull\u2019argento. \u00abMe lo diede,\u00bb disse. \u00abDi notte. Mi svegli\u00f2 e me lo mise in mano come se non si fidasse pi\u00f9 di s\u00e9 stessa a tenerlo. Disse che se ne andava prima che qualcun altro decidesse di nuovo dove doveva stare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il sangue mi rugg\u00ec nelle orecchie. \u00abAndava dove?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNon lo so,\u00bb ammise Rita. \u00abNon aveva un piano. Solo quello sguardo che hanno le persone quando sono state in trappola troppo a lungo.\u00bb La voce le trem\u00f2. \u00abLe dissi che la strada l\u2019avrebbe mangiata viva. Lei mi rispose solo\u2026 \u201cIo torno a casa, un giorno. Anche se mamma non riesce a trovarmi.\u201d\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quelle parole mi tolsero aria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abE poi?\u00bb forzai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abE poi corse via,\u00bb disse Rita. \u00abSparita prima dell\u2019alba. Non \u00e8 pi\u00f9 tornata.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fissai il bracciale come se potesse trasformarsi in una mappa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPerch\u00e9 non sei andata dalla polizia?\u00bb chiesi, pi\u00f9 duro di quanto volessi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rita non si offese. Sembrava solo stanca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPerch\u00e9 non sapevo chi eri,\u00bb disse. \u00abE perch\u00e9 una come me entra in commissariato con un gioiello e una storia\u2026 e non la trattano come un testimone. L\u2019ho tenuto. L\u2019ho tenuto al sicuro. Gliel\u2019avevo promesso.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vergogna mi bruci\u00f2. Io avevo passato anni a pregare gli altri di vedere mia figlia come una persona, non come un fascicolo. E non avevo mai pensato al prezzo di essere \u201ccreduta\u201d quando sei invisibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abAllora come mi hai trovata?\u00bb chiesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rita infil\u00f2 la mano nel cappotto e tir\u00f2 fuori un ritaglio di giornale, piegato e ripiegato finch\u00e9 i bordi erano morbidi. Lo fece scivolare sul bancone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019era la mia faccia, sotto un titolo sulla mia \u201cricerca lunga diciassette anni\u201d e sulla raccolta fondi a cui avevo parlato il mese scorso\u2014l\u2019ennesimo tentativo di non far scomparire il nome di Amelia dentro un archivio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abHo visto la tua foto,\u00bb sussurr\u00f2 Rita. \u00abL\u2019articolo diceva che tu stavi ancora cercando. E io\u2014\u00bb le si spezz\u00f2 la voce. \u00abIo ho riconosciuto gli occhi. La ragazza al dormitorio aveva i tuoi occhi. Non uguali\u2026 ma abbastanza da farmi cadere lo stomaco.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una paura nuova, amara, mi attravers\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abRita\u2026 e se fosse stata solo una storia? A volte i ragazzi\u2026 dicono cose.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rita scosse la testa, decisa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNon lo diceva per attenzione,\u00bb disse. \u00abLo diceva come se facesse male dirlo. E mi ha lasciato una cosa da dirti.\u00bb Deglut\u00ec. \u00abHa detto che se ti fosse arrivato questo\u2026 tu avresti capito che non ti ha dimenticata. \u00c8 solo che non sapeva come tornare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi si riempirono gli occhi. Per anni avevo immaginato ogni finale\u2014bello, tragico, impossibile. Non avevo mai immaginato questo: mia figlia viva, abbastanza vicina da lasciare una briciola di pane in un dormitorio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSanta Elisa,\u00bb ripetei, aggrappandomi alle parole come a un corrimano. \u00abSei sicura? Via Mazzini?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abS\u00ec.\u00bb Rita annu\u00ec. \u00abE la responsabile di notte\u2014Dorina. Treccine grigie. T\u00e8 alla menta. Si ricordava tutti. Si ricorder\u00e0 di lei.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un dormitorio. Un nome. Una persona. Un filo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E feci la cosa che non osavo fare da mesi: chiamai l\u2019ispettore che aveva seguito il caso di Amelia, quello che era andato in pensione ma non aveva mai smesso di rispondere al mio numero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando rispose, la voce era prudente, come se si preparasse a un\u2019altra ferita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abGiulia?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abHo il suo bracciale,\u00bb dissi. \u00abE ho un dormitorio e un nome. Ti prego. Dimmi cosa devo fare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci fu un silenzio cos\u00ec pesante che sembr\u00f2 che la boutique stessa trattenesse il fiato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abParti dall\u2019inizio,\u00bb disse lui. E la sua voce non era pi\u00f9 prudente. Era sveglia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando riattaccai avevo le mani intorpidite.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lui mi fece domande a raffica: date, descrizioni, chi lo aveva toccato, dove era stato. Mi disse di non pulire il bracciale, di non lucidarlo, di non continuare nemmeno a stringerlo come stavo facendo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abMettilo in una bustina, se puoi,\u00bb mi ordin\u00f2. \u00abPortamelo domani. Lo trattiamo come prova.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prova. La parola avrebbe dovuto essere fredda. Invece, per me, fu il primo passo solido dopo anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Feci foto all\u2019incisione, zoomando fino a far riempire lo schermo da A.R.A., e gliele inviai subito. Se Rita aveva ragione, Amelia ormai aveva poco pi\u00f9 di vent\u2019anni\u2014da qualche parte, sotto un nome che io non conoscevo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abDomani chiama subito Santa Elisa,\u00bb dissi a Rita. \u00abSe hanno registri, appunti, qualcosa\u2026 troveremo la traccia.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le spalle di Rita cedettero, un sollievo le attravers\u00f2 il viso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abBene,\u00bb sussurr\u00f2. Poi, pi\u00f9 piano: \u00abAvevo paura che pensassi che mentivo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allungai la mano e le coprii la sua. Aveva la pelle gelida. Io tremavo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNon mi hai portato una storia,\u00bb dissi. \u00abMi hai portato una prova.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Presi dei contanti dal cassetto e glieli porsi. Rita si ritrasse di scatto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNo,\u00bb disse. \u00abNon voglio\u2014\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abAllora fammi almeno una cosa,\u00bb risposi. \u00abVieni a cena con me. Un piatto caldo. Seduta. Senza fretta.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi guard\u00f2 come se non ricordasse l\u2019ultima volta che qualcuno le aveva offerto qualcosa senza condizioni. Poi annu\u00ec, piccolo, cauto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abVa bene,\u00bb sussurr\u00f2. \u00abUna cena.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di uscire, presi il bracciale un\u2019ultima volta. Sotto le luci della boutique sembrava un oggetto qualunque\u2014argento graffiato, iniziali di una bambina. Ma quando chiusi il pugno attorno a quel metallo, si scald\u00f2 in fretta con la mia pelle, e per la prima volta dopo quasi due decenni quel calore non fu dolore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu direzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fuori, la citt\u00e0 continuava a ronzare, indifferente come sempre. Auto che passavano. Risate da un ristorante vicino. Vita, ostinata e normale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma nel mio palmo, tre lettere rispondevano come un battito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A.R.A.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E da qualche parte\u2014da qualche parte di reale, di raggiungibile\u2014mia figlia stava respirando sotto un nome che io non riconoscevo ancora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per la prima volta in diciassette anni, la speranza non era una fantasia che mi costringevo a ingoiare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era una pista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Avevo appena girato il cartello della boutique su CHIUSO quando una voce mi ferm\u00f2 sulla soglia. \u00abSignora\u2026 mi scusi.\u00bb Sotto il lampione c\u2019era \n<a class=\"moretag\" href=\"https:\/\/historiasdel.site\/?p=336\"> [...]<\/a>","protected":false},"author":1,"featured_media":337,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-336","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-1"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/336","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=336"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/336\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":338,"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/336\/revisions\/338"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/337"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=336"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=336"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/historiasdel.site\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=336"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}