{"id":302,"date":"2026-02-19T03:55:57","date_gmt":"2026-02-19T00:55:57","guid":{"rendered":"https:\/\/historiasdel.site\/?p=302"},"modified":"2026-02-19T03:55:57","modified_gmt":"2026-02-19T00:55:57","slug":"stavano-per-cacciare-una-ragazza-senza-casa-lei-posso-suonare-il-piano-in-cambio-di-cibo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/historiasdel.site\/?p=302","title":{"rendered":"Stavano per cacciare una ragazza senza casa. Lei: \u201cPosso suonare il piano in cambio di cibo?\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima nota che suonai sullo Steinway nella sala da ballo dell\u2019Hotel Principe di Savoia non sembr\u00f2 nemmeno forte. Non doveva esserlo. Tagli\u00f2 l\u2019aria come una lama \u2014 sopra il tintinnio dei calici e le risatine leggere di chi non ha mai dovuto preoccuparsi del domani \u2014 e la sala si ferm\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dall\u2019altra parte del corridoio, la signora Eleonora Venturi si irrigid\u00ec con una mano alla gola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In prima fila, l\u2019ospite d\u2019onore \u2014 Lorenzo Caruso, il pianista il cui nome riempiva i teatri \u2014 balz\u00f2 in piedi cos\u00ec in fretta che la sedia gli si rovesci\u00f2 all\u2019indietro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu allora che capii che quella ninna nanna era ancora di mia madre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure le dita continuarono a muoversi. Perch\u00e9 se mi fossi fermata, la sicurezza mi avrebbe trascinata fuori, e la verit\u00e0 sarebbe tornata a strisciare sotto il marmo lucido dove l\u2019avevano sepolta da anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avevo promesso a mamma che avrei fatto in modo che qualcuno la sentisse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u201csentire\u201d come fanno i ricchi \u2014 sorridendo educatamente, applaudendo al momento giusto, dimenticando tutto prima del dessert. Io intendevo sentirla come fa male. Come cambia qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Me l\u2019aveva fatto giurare la sera in cui la sua tosse non voleva smettere e l\u2019aria del centro di accoglienza sembrava troppo sottile per respirare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSe mi succede qualcosa,\u00bb aveva sussurrato, premendomi la mano sul petto, \u00abnon permettere che mi rubino due volte.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allora non capivo. Adesso s\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mia madre puliva case nei quartieri alti di Milano \u2014 lavoro silenzioso in case rumorose. Tornava sulla nostra branda con addosso l\u2019odore di candeggina e profumo costoso, le mani arrossate, gli occhi lucidi di quella stanchezza che non ti fa dormire davvero. Quando le altre donne parlavano di sopravvivere, lei parlava di musica come se fosse aria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLei sar\u00e0 in quella sala,\u00bb mi disse una volta, piatta. \u00abQuella che si \u00e8 presa il mio lavoro. Quella che mi ha fatto firmare carte contro cui non potevo combattere.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io pensavo \u201cpresa\u201d nel senso di rubare un\u2019idea, una frase, un motivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi trovai la cartellina vuota nella sua borsa: linguette con titoli, nessun foglio dentro. Solo una pagina strappata, spiegazzata, come un pezzo di mappa sopravvissuto a un incendio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mamma me la mise in mano come se fosse un testamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSuona questa,\u00bb disse. \u00abNon per loro. Per lui.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPer lui?\u00bb chiesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non rispose. Indic\u00f2 soltanto la stampa della biblioteca, piegata e ripiegata finch\u00e9 non era diventata morbida: Lorenzo Caruso, ospite d\u2019onore. E i suoi occhi \u2014 di solito cos\u00ec attenti \u2014 si allargarono, intrecciando paura e speranza come due fili nello stesso nodo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La serata si chiamava \u201cOpportunit\u00e0 per i Giovani.\u201d Striscioni ovunque: seconde possibilit\u00e0, futuro, merito. La signora Venturi aveva costruito un impero su quelle parole \u2014 copertine patinate, applausi da donatori, sorriso perfetto e occhi freddi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due minuti prima di sedermi al pianoforte, ero schiacciata contro la corda di velluto all\u2019ingresso della sala, cercando di farmi pi\u00f9 piccola delle guardie. Felpa enorme, gomito strappato. Pantaloni macchiati. Sneakers rattoppate con lo scotch.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u00c8 una serata privata,\u00bb disse una guardia, gi\u00e0 allungando la mano verso il mio braccio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSono venuta a suonare,\u00bb risposi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi guard\u00f2 come se avessi detto che ero venuta a volare. Dietro di lui, la sala brillava come un altro universo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu allora che comparve Eleonora Venturi \u2014 abito di seta, diamanti di famiglia, voce da padrona di casa affilata come vetro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQuesto \u00e8 un gala di beneficenza,\u00bb disse. \u00abNon un dormitorio.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si alzarono telefoni. Qualcuno rise, aspettando la mia umiliazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSuoner\u00f2 un pezzo,\u00bb dissi. \u00abUno solo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le guardie mi presero per i gomiti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E una voce calma le ferm\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abAspettate.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lorenzo Caruso si alz\u00f2. Guard\u00f2 gli striscioni come se li vedesse davvero per la prima volta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIl tema di stasera \u00e8 \u201cOpportunit\u00e0 per i Giovani\u201d, giusto?\u00bb chiese con una gentilezza tagliente. \u00abAllora lasciatele suonare un pezzo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli occhi di Eleonora lampeggiarono \u2014 poi il sorriso le torn\u00f2 in faccia, perfetto, meccanico. Davanti a donatori e telecamere non poteva rifiutare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abMa certo,\u00bb disse dolce. \u00abSorprendici.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si aspettava un disastro. Una ragazzina che picchia sui tasti, risate, pettegolezzi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Invece, quando mi sedetti e lasciai cadere le mani sulla tastiera, la sala scomparve.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La ninna nanna non era dolce. Era pesante, piena di spigoli e grazia, una musica capace di portare il dolore senza chiedere piet\u00e0. Spazz\u00f2 via i sussurri, gli sguardi, i giudizi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualcuno lasci\u00f2 cadere un bicchiere; si frantum\u00f2 come un punto fermo. E poi anche quel suono mor\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non la suonai piano come faceva mamma di notte. La suonai come una prova.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando finii, il silenzio rimase sospeso \u2014 troppo lungo per essere solo educazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lorenzo sal\u00ec i gradini del palco come si entra in un ricordo. Il suo volto era nudo, senza spettacolo. Quando parl\u00f2, aveva la voce roca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abDove l\u2019hai imparata?\u00bb chiese. \u00abQuel brano non \u00e8 mai stato pubblicato.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io non lo guardai. Guardai Eleonora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLo riconosce?\u00bb chiesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lei forz\u00f2 una risata. \u00ab\u00c8 una melodia carina.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u00c8 la ninna nanna di mia madre,\u00bb dissi, e la mia voce finalmente smise di tremare. \u00abL\u2019ha scritta Elena Rizzo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nome cadde nella sala come un fiammifero acceso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il sorriso di Eleonora si spezz\u00f2. \u00abBugie,\u00bb sibil\u00f2. \u00abTua madre non era nessuno.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi si accese il viso. \u00abL\u2019ha licenziata,\u00bb dissi. \u00abLe ha preso i quaderni. Ci ha chiuso la porta in faccia e le ha detto che doveva essere grata per \u201cl\u2019opportunit\u00e0\u201d di pulire casa sua.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019onda attravers\u00f2 la sala. Per loro era meglio di qualsiasi discorso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lorenzo si mise tra me ed Eleonora, e la sua voce riemp\u00ec la stanza di qualcosa pi\u00f9 freddo della rabbia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abElena Rizzo era la mia allieva pi\u00f9 brillante al Conservatorio,\u00bb disse. \u00abUna compositrice con un talento cos\u00ec raro da far sembrare tutti noi bambini che copiano le scale.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eleonora divent\u00f2 di pietra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lorenzo si volt\u00f2 verso gli invitati. \u00abLe composizioni che avete applaudito agli eventi della signora Venturi,\u00bb disse, \u00abnon sono sue.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un mormorio rotol\u00f2 tra i tavoli \u2014 indignato e affamato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSono di Elena,\u00bb concluse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eleonora rise, alta, fragile. \u00abAssurdo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLo posso dimostrare,\u00bb disse lui, semplicemente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019aria cambi\u00f2. La beneficenza piace finch\u00e9 non sporca la reputazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eleonora sollev\u00f2 il bicchiere con una mano che tremava. \u00abQuesta \u00e8 estorsione.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNon sono venuta per i suoi soldi,\u00bb dissi. \u00abSono venuta per il nome di mia madre.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 il nome di mia madre l\u2019avevano cancellato apposta. Perch\u00e9 lei era morta in un centro d\u2019accoglienza mentre, in quella sala, applaudivano musica rubata e la chiamavano generosit\u00e0. Perch\u00e9 l\u2019ultima volta che era stata vicina a gente cos\u00ec non era stata invitata: le avevano detto di usare l\u2019ascensore di servizio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo sguardo di Lorenzo scivol\u00f2 su di me, e per la prima volta mi vide davvero \u2014 non come un\u2019intrusa, ma come un frammento di qualcosa che riconosceva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fece un passo, abbassando la voce. \u00abElena\u2026 dov\u2019\u00e8?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La domanda mi colp\u00ec come un\u2019onda. Per un secondo la sala gir\u00f2, e io sentii di nuovo l\u2019odore del centro: candeggina, vestiti umidi, la fila della minestra che non scorre mai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u00c8 morta,\u00bb dissi. \u00abDue mesi fa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suo viso si ruppe. Una lacrima gli scese sulla guancia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abCome?\u00bb sussurr\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPolmonite,\u00bb dissi. \u00abNon potevamo permetterci le medicine.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eleonora prov\u00f2 a riprendersi col veleno. \u00abQuindi vieni qui a rovinarmi?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La fissai. \u00abSono venuta a farle sentire mia madre,\u00bb risposi. \u00abE a fare in modo che qualcuno sapesse cosa ha fatto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lorenzo mi guard\u00f2 come se stesse facendo un conto che non voleva fare davanti a tutti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQuanti anni hai?\u00bb sussurr\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abDodici.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Trasalii anche lui, come se quel numero fosse un colpo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQuando sei nata?\u00bb chiese, pi\u00f9 piano ancora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Glielo dissi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lorenzo impallid\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi si volt\u00f2 verso la sala come un uomo che sta per parlare in tribunale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abElena era la donna che avrei sposato,\u00bb disse, con la voce che si spezzava. \u00ab\u00c8 sparita mentre ero in tourn\u00e9e. Ho pensato che mi avesse lasciato. Non ho mai saputo\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si gir\u00f2 verso Eleonora. \u00abL\u2019hai spinta fuori.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eleonora apr\u00ec la bocca, ma nessuna bugia pulita arriv\u00f2 in tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lorenzo alz\u00f2 la voce perch\u00e9 la sala \u2014 e ogni camera \u2014 sentisse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abE questa bambina che lei voleva buttare via,\u00bb disse, \u00ab\u00e8 mia figlia.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per un battito nessuno respir\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi la sala esplose: grida, domande, flash. Donatori che si scostavano da Eleonora come se fosse contagiosa. Membri del consiglio che si alzavano, sussurrando con facce tese. La sicurezza dell\u2019hotel la guardava come un problema, non pi\u00f9 come una regina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lorenzo si tolse la giacca dello smoking e me la mise sulle spalle. Mi inghiott\u00ec in un calore che non ricordavo pi\u00f9. Poi mi strinse \u2014 piano, tremando \u2014 come se avesse paura che il mondo mi portasse via anche solo allentando la presa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSei venuta qui per mangiare?\u00bb mi sussurr\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scossi la testa. \u00abHo visto il suo nome sulla lista invitati in biblioteca,\u00bb ammisi. \u00abAvevo bisogno che la sentisse. Era l\u2019ultima promessa che ho fatto a mamma.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dietro di noi la voce di Eleonora sal\u00ec, stridula. \u00ab\u00c8 diffamazione! \u00c8\u2014\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lorenzo non la guard\u00f2 pi\u00f9. Disse qualcosa alla sua sicurezza, poche istruzioni nette. Qualcuno chiam\u00f2 un avvocato. Qualcuno chiam\u00f2 il direttore dell\u2019hotel. Il personale, addestrato per anni a obbedire a Eleonora, ora la osservava come si osserva un incendio: senza volerlo toccare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ore dopo, lontano dalle telecamere, Lorenzo era seduto davanti a me in una stanza silenziosa, le mani intrecciate come se stesse tentando di non andare in pezzi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNon lo sapevo,\u00bb disse. \u00abTe lo giuro, non lo sapevo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli credetti. Non si sopravvive alla mia vita senza imparare la differenza tra cattiveria e rimorso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guard\u00f2 le mie dita. \u00abTi sei esercitata.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSui pianoforti delle parrocchie,\u00bb dissi. \u00abSu tastiere rotte. Mamma mi insegnava finch\u00e9 non riusciva pi\u00f9 a stare seduta.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Deglut\u00ec. \u00abLei non ha mai smesso di scrivere,\u00bb mormor\u00f2, come se ricordasse qualcosa. \u00abNemmeno quando era sfinita.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aprii lo zaino e tirai fuori l\u2019unica cosa che avevo tenuto asciutta apposta: la pagina strappata. Gliela feci scivolare davanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lorenzo la tocc\u00f2 come se potesse bruciare. Lesse le note, le legature, i segni minuscoli a margine. Chiuse gli occhi ed espir\u00f2, come uno a cui finalmente permettono di smettere di lottare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u00c8 lei,\u00bb disse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abS\u00ec,\u00bb risposi. \u00abE hanno applaudito qualcun altro.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mattina dopo la storia era ovunque. La gente litigava come se fosse intrattenimento. Ma Lorenzo non mi tratt\u00f2 come un titolo. Si present\u00f2 \u2014 al centro d\u2019accoglienza, con assistenti sociali, con avvocati che lavoravano in silenzio e in fretta. Non mi promise la perfezione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi promise che non sarebbe sparito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In macchina, verso il centro, mi chiese finalmente: \u00abCome ti chiami?\u00bb come se la risposta valesse quanto una causa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Deglutii e glielo dissi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo ripet\u00e9 una volta, lentamente, come se stesse imparando una parola che gli avevano negato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abE il nome di tua madre,\u00bb aggiunse, con la voce tesa, \u00abtorner\u00e0 sulla sua musica. Me ne occuper\u00f2 io.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualche settimana dopo suonai di nuovo quella ninna nanna \u2014 stavolta su un pianoforte verticale, in un appartamento che odorava di vernice nuova invece che di candeggina. I piedi non arrivavano ancora ai pedali, ma le mani non tremavano pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lorenzo ascoltava dalla porta, gli occhi lucidi. Quando finii attravers\u00f2 la stanza piano, come se avesse paura di spaventare il momento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNon hai solo fatto in modo che la sentissero,\u00bb disse, a bassa voce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Deglut\u00ec. \u00abHai fatto tornare a casa me.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E per la prima volta nella mia vita, \u201copportunit\u00e0\u201d non era uno slogan su uno striscione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era vera.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La prima nota che suonai sullo Steinway nella sala da ballo dell\u2019Hotel Principe di Savoia non sembr\u00f2 nemmeno forte. Non doveva esserlo. 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